LEGGENDE, MISTERI E FANTASMI DELLA VECCHIA EDIMBURGO

LEGGENDE, MISTERI E FANTASMI DELLA VECCHIA EDIMBURGO

Poche città al mondo hanno un fascino dark e sono in grado di trasmettere un senso di oscura inquietudine come Edimburgo.
Avete il coraggio di scoprire con noi le leggende, i misteri e i fantasmi della vecchia Edimburgo?

Vivace di giorno, misteriosa ed enigmatica di notte, la capitale scozzese è circondata da innumerevoli leggende e storie, che continuano ad essere tramandate a distanza di secoli.
Nascosti nell’ombra dei close, sotto il livello delle strade battute dai turisti, la capitale di Scozia nasconde molti segreti.

Storie di streghe, di fantasmi, atroci omicidi e apparizioni spettrali si concentrano in una delle città più incantate e misteriose di sempre.


Storie di fantasmi e misteri della Edimburgo più spettrale

Edimburgo è una città magica per certi versi.
Nello stesso tempo è intrisa  di un’atmosfera sinistra e spettrale per altri.
Secondo medium e cacciatori di fantasmi, la capitale della Scozia è uno dei luoghi più infestati al mondo.

Edimburgo leggende misteri e fantasmi
Credit to Bobini Stefano

Un modo divertente, e forse macabro, per conoscere la città è proprio attraverso le storie terrificanti e le leggende, che si sono tramandate di generazione in generazione.
La maggior parte si avvicinano più al mito che alla realtà, ma quasi tutte vedono la trama prendere vita lungo il Royal Mile e per vicoli stretti e acciottolati della vecchia Edimburgo.

Abbiamo quindi voluto raccogliere le storie più famose ed inquietanti di fantasmi e misteri.
Sono tutte ambientate ad Edimburgo e faranno rabbrividire anche i più temerari.

Il suonatore solitario di cornamusa del Castello di Edimburgo

Se visitate il Castello di Edimburgo,  tendete le orecchie e ascoltate con attenzione.
Lo sentite anche voi  il suono spettrale di una cornamusa che riecheggia dal profondo?

Il suonatore solitario di cornamusa, conosciuto come Lone Piper, è l’unico abitante che non abbandona mai la fortezza.

La leggenda narra che, alcuni secoli fa, vennero trovati sotto il castello dei sotterranei.
Si riteneva conducessero verso Holyrood House, il palazzo reale che si trova in fondo al Royal Mile.

Una volta scoperto il tunnel sotterraneo, c’era una grande curiosità per vedere dove il tunnel sotto il castello avrebbe davvero condotto.
L’entrata era troppo piccola per un adulto, ma sufficiente a consentire ad un un bambino di passare.

Castello Edimburgo Leggende

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Si racconta che un giovane venne mandato giù in esplorazione con la sua cornamusa.
Come gli era stato detto, egli doveva continuare a suonare la  cornamusa mentre scendeva.
Quelli che si trovavano in superficie avrebbero così potuto tracciare il suo percorso e capire dove finivano i sotterranei.

Questo funzionò per un po’.
Poi improvvisamente le cornamuse smisero di suonare, da qualche parte in corrispondenza di Tron Kirk, una chiesa che è un punto di riferimento ben noto sul Royal Mile.
Le squadre di ricerca intrapresero subito i tentativi di salvataggio, ma del giovane suonatore di cornamuse non c’era più traccia e non venne mai più trovato.
Dopo la sua scomparsa, i sotterranei vennero  sigillati.

Ma la storia non finisce qui.
Da quel giorno, e ancor oggi, molte persone riferiscono di aver udito il suono di una cornamusa, come un lamento, suonata in lontananza sotto il Castello di Edimburgo e lungo il Royal Mile.

Le 17 bare di Arthur’s Seat

Nel giugno del 1836, alcuni ragazzi che erano andati a caccia di conigli sulle pendici di Arthur’s Seat  scoprirono,  sepolte in una grotta nascosta, 17 bare di  legno in miniatura.

Ogni bara conteneva una figura umana, intagliata nel legno e vestita con un paio di stivali e abiti su misura.
Le bare, ciascuna delle quali misurava una decina di centimetri in lunghezza, erano disposte in due file da 8 più una singola bara nella fila superiore.

Il ritrovamente provocò già al tempo un certo scalpore.
Cosa si nascondeva dietro questa scoperta? Chi aveva costruito le piccole  bare e perché le aveva seppellite nella grotta?

17 bare Arthur Seat Edimburgo

Arthur Seat Leggende Edimburgo
Credit to Bobini Stefano

Tutte queste domande e il mistero delle bare di Arthur’s Seat sono giunti sino ai nostri giorni.
Alcuni  ipotizzano si trattasse di oggetti usati in un rituale magico, presumibilmente di stregoneria.

Altri ritengono  siano dei semplici giocattoli – piuttosto macabri a dire il vero – costruiti per fare giocare dei bambini e da questi ultimi nascosti e dimenticati sulla collina.

In epoca recente, si è proposta una spiegazione più verosimile.
E cioè che questi oggetti siano in qualche modo correlati ai delitti della famigerata coppia William Burke e William Hare, che agirono ad Edimburgo intorno al 1830.
I due procacciavano cadaveri per un famoso medico anatomista del tempo, il Dott. Robert Knox.
Tuttavia, dopo un primo periodo in cui la fonte di approvigionamento dei cadaveri era quella di disseppellire persone morte da poco, essi iniziarono a procurarseli in modo più rapido, uccidendo personalmente alcuni dei disperati che popolavano i bassifondi della città.

Ciascuna delle figure nelle piccole bare rappresenterebbe quindi una delle vittime dei due assassini.
Le avrebbero “sepolte” in effige per garantire alla loro anima il riposo eterno, dopo una morte così barbara.

Se volete  è possibile vedere questi oggetti misteriosi da vicino.
Dalla fine degli anni ’90, infatti, le piccole bare sono esposte al National Museum di Edimburgo.

James Douglas, il cannibale di Edimburgo

Lo sapete che la Scozia, in un certo senso, è la patria dei cannibali?
Il più “famoso” è Sawney Bean, un abitante dell’East Lothian che, secondo la leggenda, con il suo clan, avrebbe ucciso e divorato almeno un migliaio di persone  nel XVII secolo.

Tuttavia, anche Edimburgo ha ospitato un protagonista di questa macabra pratica.
Si racconta che il primogenito del marchese di Queensberry, il duca Giacomo, fosse nato con una specie di demenza e fosse mentalmente disturbato.

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Per la propria sicurezza e quella degli altri, la sua famiglia lo teneva rinchiuso in una delle sale della residenza di Queensberry, un edificio storico del Royal Mile che oggi fa parte del Parlamento.
Nessuno doveva sapere dell’esistenza di questa creatura infelice e violenta.

Nel 1707, il marchese di Queensberry fu una delle personalità dell’epoca chiamato a firmare l’atto dell’Unione .

Le azioni compiute contro l’interesse della Scozia, però, lo avevano reso una figura disprezzata dalla gente.
Per questo in quella giornata frenetica decise di  portare con sé tutto il suo entourage perchè lo proteggesse dalla folla.

Nella residenza di Queensberry rimasero così solo due persone: il duca James e un servo di dieci anni che avrebbe dovuto badare alla casa.

Quando il marchese e il suo entourage fecero ritorno, si trovarono di fronte ad una scena agghiacciante.
James era riuscito a fuggire e, in un impeto di follia,  aveva squartato e messo il ragazzo al rogo.
A quanto si racconta aveva persino iniziato a mangiarlo, perché lui aveva fame e nessuno gli aveva preparato la cena.

Il crimine scosse tutta la Scozia, e da allora il duca rimase rinchiuso nella sua stanza fino alla sua morte.

Verità o suggestione, si narra che anche molti anni dopo, le urla del giovane servitore abbiano continuato ad echeggiare nella casa.

Annie, la piccola abitante di Mary King’s Close

Sotto il selciato del Royal Mile e il centro storico di Edimburgo si trova una piccola città sotterranea, costituita da una rete di vicoli.
Sigillata nel XVII secolo durante la costruzione il Royal Exchange (la Camera di Commercio), per fare da fondamenta al nuovo edificio, da allora è rimasta praticamente intatta.

Il più importante e conosciuto di questi vicoli è il  Mary King’s Close.
Quella che una volta era una vivace strada commerciale, con negozi e case artigianali, è oggi un vicolo avvolto nell’ombra e nel silenzio, che, negli ultimi anni, è diventato un’attrazione turistica.

La visita al The Real Mary King’s Close consente di fare un vero e proprio salto indietro nel tempo e camminare tra i resti di strade e stanze appartenenti a secoli lontani.
Permette di capire come vivevano, lavoravano e anche morirono, a causa di una devastante pestilenza, molti abitanti di Edimburgo.

Leggende Mary King's Close
Credit to The Real Mary King’s Close
Fantasma Annie May King's Close
Credit to The Real Mary King’s Close

Nel 1645, infatti, a Edimburgo vi fu una grave epidemia di peste bubbonica, e il Mary King’s Close fu uno dei quartieri più colpiti dal morbo.
La leggenda racconta che gli accessi al vicolo furono chiusi, e che gli abitanti vennero lasciati semplicemente al loro destino o addirittura murati vivi dentro le case.
Si dice che gli spettri di quegli sventurati popolino ancora questi edifici, e vi sono molte testimonianze di fenomeni paranormali.

La residente più conosciuta di questo luogo inquietante è la piccola Annie .

Come si suol raccontare, si tratterebbe di una bambina abbandonata lì dalla sua famiglia e morta dopo aver contratto la peste.
Secoli dopo, il fantasma della piccola continuerebbe a lamentarsi
in un angolo della sua vecchia stanza per aver perso la sua adorata bambola.

Per confortarla, i visitatori le regalano tutti i tipi di giocattoli, nella speranza che la sua anima possa finalmente trovare pace.
A poco a poco, “little Annie” è diventata uno dei fantasmi più noti di Edimburgo.

Leggi anche: Edimburgo, 10 close tutti da scoprire

Edinburgh North Bridge: il Ponte del Diavolo o dei Morti

L’Edinburgh North Bridge è il ponte che scorre sopra la stazione di Waverley.
In origine, costituiva la principale via d’accesso tra la Città Vecchia e la Città Nuova.

Una cosa che, forse, non sapete è che il North Bridge è noto  come ponte del diavolo o anche il ponte dei morti.
Questo ponte era infatti il ponte che attraversava il Nor Lock, ovvero la palude in cui venivano gettate le donne accusate di stregoneria durante l’inquisizione, per capire se erano o meno legate al diavolo.
È da qui che deriva il soprannome di “Ponte del Diavolo”.

Ma ancora più macabra ed inquietante è la storia legata alla sua inaugurazione, avvenuta alla fine del XIX secolo.

North Bridge Edimburgo leggende

North Bridge Edimburgo

Al momento dell’inaugurazione gli antichi racconti sulle streghe intimorirono così tanto gli abitanti, che spaventati da possibili vendette, nessuno voleva attraversarlo per primo.
Alla fine, per superare l’empasse, si decise di affidare il compito alla persona più anziana della città di Edimburgo, una donna di 100 anni.
Sfortunatamente, la donna morì proprio la notte prima del grande evento.

Gli organizzatori, per non spaventare i cittadini, che avrebbero sicuramente pensato ad una maledizione, posizionarono il corpo dell’anziana all’interno di una carrozza, come se fosse ancora in vita.
In questo modo avrebbe attraversato e inaugurato il nuovo ponte.
Così fu, ma qualcuno si accorse dell’inganno.
E da quel giorno il North Bridge fu soprannominato anche il Ponte dei Morti.

Per scaramanzia, ancora oggi, in molti si rifiutano di attraversarlo, soprattutto a piedi.
Se anche voi siete superstiziosi, sappiate che a pochi metri di distanza c’è il Waverley Bridge.
Così, tanto per dire….. Non si sa mai!

L’apertura delle cripte del South Bridge

Un altro affascinante ponte della città di Edimburgo (il secondo costruito dopo il North Bridge) è il South Bridge.
Era una sorta di autostrada moderna del  tempo, costruita per collegare la strada principale della Città Vecchia con gli edifici universitari sul lato sud della città.
Nell’Edimburgo del 18° secolo, dopo la costruzione del South Bridge, nelle diciannove arcate del ponte venne costruita una serie di 120 cripte e corridoi sotterranei, conosciuti come le Edwards Vault.

Per decenni, questo labirinto di camere e cunicoli bui e umidi, che si estendevano per diversi piani, hanno ospitatato taverne, magazzini e botteghe artigiane.
Si dice persino che qui, nell’ombra, gli assassini Burke e Hare andavano a caccia delle loro vittime.

South Bridge Leggende

South Bridge Edimburgo

Con il passare del tempo, le cripte furono abbandonate a causa della mancanza di luce e servizi igienico-sanitari. Anche se, come si scoprì più tardi, alcuni degli abitanti più poveri della città si stabilirono qui in condizioni precarie, senza luce, acqua o ventilazione.

Delle diciannove arcate del ponte oggi è visibile solo quella su Cowgate.
Tutte le altre arcate del ponte, con le cripte, risultano integrate in diversi edifici della città.

E’ possibile visitare questo mondo sotterraneo con un tour organizzato.
Grazie all’atmosfera inquietante che si respira in questi spazi umidi ed  angusti, non c’è da meravigliarsi che siano stati segnalati anche eventi paranormali.

Si dice, ad esempio, che un bambino spettrale di nome “Jack” afferri le mani dei visitatori e che il più minaccioso “Mr. Boots ” lanci delle pietre alle persone.
Alcuni dicono di aver sentito il rumore di  stivali col tacco di quest’ultimo  calpestare il pavimento ciottolato e la sua voce riecheggiare attraverso i tunnel.

Nonostante ciò, le visite ai caveau di Edimburgo sono molto popolari e vengono pure organizzate diverse manifestazioni per ospitare eventi privati, matrimoni e musica dal vivo.

Maggie Dickson, la “mezza impiccata”

Maggie Dickson visse nei primi anni del XVIII secolo, guadagnandosi da vivere vendendo pesce.
La sua sarebbe una figura certamente anonima. E’ però divenuta incredibilmente famosa per via di una anomala impiccagione pubblica che la vide protagonista.

La sua storia risale al 1723.
Dopo che il marito l’aveva abbandonata, la giovane Maggie Dickson si ritrovò costretta a lasciare la città.
Iniziò una nuova vita nel piccolo villaggio di Kelso, nei Borders scozzesi .

Ben presto però la donna rimase incinta.
E, per evitare di provocare uno scandalo (dal momento che, tecnicamente, era ancora sposata) e perdere il lavoro in una locanda, decise di nascondere la gravidanza e le sue condizioni.

Putroppo, dopo aver partorito in clandestinità, il bambino non sopravvisse, e la sfortunata Maggie cercò di liberarsi del corpo del neonato gettandolo in un fiume.

Venne scoperta e portata ad  Edimburgo.
Il suo crimine non era quello di aver commesso adulterio, ma di aver nascosto la gravidanza, cosa all’epoca punita severamente dalla legge scozzese.
Maggie Dickson fu processata e la sentenza fu di condanna a morte
.

Leggende Maggie Dickinson Edimburgo

Grassmarket Edimburgo

Come la maggior parte dei condannati del tempo, la giovane donna venne impiccata pubblicamente sul forca di Edimburgo, situata a Grassmarket .

Dopo averne certificato la morte, portarono il cadavere al cimitero.
All’improvviso, però, durante il viaggio, dalla bara iniziarono ad uscire della grida.

Che spavento e che sorpresa scoprire che Maggie Dickson era ancora viva !

Ma la sorpresa era ancora maggiore fino quando le autorità dichiararono che, secondo la legge scozzese,  la ragazza avendo già ricevuto la sua sentenza e la sua condanna, non poteva essere impiccata una seconda volta.

Fu così che Maggie divenne famosa e passò alla storia.
Visse ancora molti anni e conosciuta da tutti con il soprannome di “Hangit Maggie” (‘Maggie la mezza impiccata’).

Se volete, a Grassmarket potete bere qualcosa nel mitico  pub  che ancora oggi porta il suo nome.

Mackenzie, il poltergeist del cimitero di Greyfriars

Oltre ad essere un luogo di riposo, nel corso dei secoli, il cimitero di Greyfriars ha sempre avuto un ruolo chiave nella storia e nelle leggende di Edimburgo.

La storia commovente del cucciolo Bobby, che dopo la morte del  padrone ha vegliato sulla sua tomba per 14 anni, convive con tanti altri racconti macabri di bodysnatchers, ladri di cadaveri .

Tra l’altro pare che un angolo del cimitero sia uno dei luoghi più infestati di tutta la città di Edimburgo.

Si tratta dell’area nota come “carcere dei Covenanters” dove, nel 1679, in seguito alla battaglia di Bothwell Bridge, vennero richiusi più di un migliaio di prigionieri.

Si racconta che Sir Mackenzie, un avvocato responsabile delle sentenze di molti covenanters (membri di un movimento religioso), abbia imprigionato oltre milleduecento Covernaters, proprio nella prigione adiacente al cimitero di Greyfriars.
Molti dei prigionieri  morirono in cattività, altri furono  giustiziati e solo alcuni vennero rilasciati.
Il modo crudele e sanguinario con cui torturò ed uccise i malcapitati gli valse il nome di “Bloody Mackenzie“, Mackenzie il sanguinario.

Fantasma Mackenzie Edimburgo

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La sua tomba, denominata The Black Mausoleum, il mausoleo nero, si erge scuro e freddo proprio a pochi passi dalla prigione, quasi a voler intimorire i ribelli anche dopo la morte.

Secondo gli esperti del paranormale, è proprio il fantasma di Mackenzie uno dei più celebri e pericolosi della città.
Le sue manifestazioni sono davvero inquietanti ed hanno avuto un aumento negli ultimi anni.

Tutto è iniziato nel 1999, quando una notte buia e tempestosa un vagabondo cercò rifugiò nel suo mausoleo nel cimitero di Greyfriars.
L’uomo che rimase imprigionato in un cumulo di ossa, dopo che il pavimento era ceduto, raccontò che le ossa lo stringevano come se fossero animate da una forza misteriosa.
A partire da allora, si sono succeduti una serie incessante di eventi paranormali tra i visitatori di Greyfriars.

Tagli, ferite inspiegabili, morsi, svenimenti, ustioni, figure fantasmagoriche, rumori spettrali e chi più ne ha più ne metta.
Nel 2000 il reverendo Colin Grant, esorcista di Edimburgo, fu incaricato di eseguire un esorcismo all’interno del cimitero di Greyfrias, nel tentativo di riportare la pace in questo luogo sacro.
La testimonianza da lui rilasciata affermava che le forze maligne presenti erano troppo potenti, e che temeva per la propria vita. Il reverendo Colin, morì pochi giorni più tardi in circostanze misteriose.
Sul corpo furono rivenuti molti segni ignoti.

Dopo questo episiodio, il Consiglio della città di Edimburgo decise  di chiudere quella parte del cimitero al pubblico. Per poterla visitare è necessario richiedere al Comune della città uno speciale permesso.

Nel corso degli anni pare che il sanguinario Mackenzie, il poltergeist del cimitero di Greyfriars, abbia attaccato  oltre 450 persone.
Verità o semplice suggestione? Ciò che è certo è che questo poltergeist è uno degli eventi paranormali più documentati nella capitale scozzese.

Se siete coraggiosi, potreste partecipare a un tour serale dei fantasmi nel cimitero di Greyfriars.
Anche se potreste correre il rischio di suscitare l’ira di Mackenzie…

Jessie King e Thomas Pearson, gli Infanticidi di Stockbridge

Jessie King fu l’ultima donna ad essere impiccata ad Edimburgo.

Si rese protagonista di uno degli episodi più sinistri dell’epoca vittoriana.

In un periodo in cui i figli illegittimi di domestici e operaie riempivano la città di pettegolezzi e scandali, era pratica comune offrire denaro a chiunque volesse prendersi cura di questi bambini indesiderati.

Per questo motivo Jessie King e il suo compagno, Thomas Pearson, residenti nel quartiere di Stockbridge, iniziarono ad adottare dei bambini in cambio di denaro e ricompense.

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Un pomeriggio dell’ottobre del 1888,  alcuni bambini del quartiere, giocando, scoprirono i resti di un bimbo morto, nel vicolo dietro Cheyne Street, proprio vicino alla loro casa.
Quando  la polizia entrò scoprì che le stanze nascondevano altri due piccoli cadaveri .

Anche se, in realtà, si ritiene sia stato Thomas Pearson a commettere gli atroci crimini, la giovane donna decise di dichiararsi colpevole
E, nel marzo 1889, divenne l’ultima donna ad essere impiccata ad Edimburgo.

Deacon Brodie, ovvero dott. Jeckyll e Mr. Hyde

Lo strano caso del dott. Jeckyll e Mr. Hyde “è una novella dello scenografo Robert Louis Stevenson che risale all’anno 1886.

È probabilmente la storia più famosa che racconta di un uomo dalla doppia personalità: il rispettato dr. Jeckyll, che usa una pozione per trasformarsi in Mr. Hyde, per vivere all’altezza delle sue voglie, senza rimorsi, e senza dover sottostare alle severe regole morali della società vittoriana.
Tuttavia, ad certo punto Mr. Hyde perde il controllo, e mentre la storia si svolge, Hyde – in realtà Jeckyll – si toglie la vita.

La novella di Stevenson è ambientata a Londra.
E allora cosa c’entra questo racconto con Edimburgo?
Bhe, in realtà, Stevenson proveniva da Edimburgo, e nella sua città natale probabilmente aveva sentito parlare della storia di Deacon Brodie, che risaliva a circa 100 anni prima, e probabilmente ne era rimasto affascinato.
Ma chi era costui???

Deacon Brodie leggenda

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William Brodie era un rispettato artigiano, falegname e fabbro, maestro della gilda e anche consigliere comunale di Edimburgo, che visse nella capitale scozzese nel XVIII secolo.
Ma gli piaceva anche bere ed alzare il gomito, giocare d’azzardo, avere due amanti (che naturalmente non sapevano nulla l’una dell’altra), ed aveva almeno cinque figli illegittimi.
Chiaro, dunque, che avesse pure qualche problemino di soldi.

Poiché grazie alla sua attività di artigiano rispettato aveva accesso a case agiate, se ne approfittava.
Ne copiava le chiavi e vi tornava per rubare di notte nelle case dei suoi clienti.
Un giorno, uno dei tanti furti andò storto.
La sua banda di complici lò tradì e la polizia lo catturò mentre cercava di fuggire.

La doppia vita del diacono Brodie fu così smascherata.
Lo arrestarono ed impiccarono pubblicamente, il 1 ottobre 1788, utilizzando un nuovo modello di forca che, a quanto si dice, lui stesso aveva messo a punto l’anno precedente.

La leggenda narra anche che Brodie fu sepolto in una tomba senza nome, in modo che il suo corpo non potesse riposare in pace.
Molti riferiscono di aver visto, in più occasioni, il fantasma di Brodie  vagare per il Royal Mile.
Coloro che l’hanno visto raccontano indossi un completo nero e tenga in mano una torcia con cui illumina il volto di quelli che gli passano  accanto. Lo si può riconoscere, per via del tintinnio delle chiavi che tiene in tasca.

Tuttavia, secondo un’altra versione, Deacon Brodie sarebbe risucito a corrompere il carnefice e a sfuggire all’impiccagione.
Alcuni giurarono di averlo visto, anni dopo, a Parigi.

La storia del diacono Brodie, la si ritrova tutt’oggi in diversi angoli e locali di Edimburgo, proprio lungo il Royal Mile.
La ritroviamo nel nome di un pub piuttosto noto e frequentato, il Deacon Brodie’s Tavern, ma pure in una caffetteria (Deacon House Cafe) ed anche un “vicolo” un po’ buio chiamato appunto “Brodie’s Close”, dove un tempo viveva la famiglia di Deacon Brodie.

Il fantasma di Johnny One-Arm,

Un’altra leggenda particolarmente nota ad Edimburgo è quella di Johnny One-Arm, letteralmente Johnny con un braccio solo.

Il protagonista è John Chiesly, un uomo benestante che nel 1688 chiese il divorzio dalla moglie.
Durante il processo, però, il giudice George Lockhart stabilì  che egli avrebbe dovuto pagare alla moglie una somma consistente.
John, furioso per la sentenza, un giorno seguì il giudice Lockhart all’uscita dalla chiesa e, giunti nei pressi di Advocate’s Close, gli sparò, uccidendolo sul posto.

Advocate's Close Leggende Edimburgo

Advocate's Close Misteri Edimburgo
Credit to Bobini Stefano

L’uomo venne immediatamente catturato e torturato.
Gli amputarono pure il braccio destro, col quale aveva sparato il colpo mortale.
Fu infine giustiziato nella piazza di Grassmarket, lasciando il suo corpo  penzolare come monito per il resto della popolazione su quale fosse la pena per gli omicidi.

La cosa curiosa è che il corpo scomparve.
Da allora cominciarono a circolare leggende legate ad un fantasma senza un braccio che urlava e terrorizzava le persone lungo il Royal Mile.

Ma la storia non finisce qui.

Nel 1965 alcuni operai che stavano ristrutturando un cottage a Dalry si imbatterono in uno scheletro murato e senza un braccio.
Si scoprì ben presto che si trattava del corpo di John Chiesly, ritrovato dopo quasi 300 anni.
Il braccio mancante, però, non fu mai ritrovato.

Secondo la leggenda il fantasma di  Johnny One-Arm continua a tormentare il Vicolo del Diavolo, in attesa di afferrare chiunque lo disturbi.

Il ragazzo delle fate di Calton Hill

Si racconta che a metà del 1600, nella città portuale di Leith, adiacente ad Edimburgo, vivesse un ragazzo soprannominato “The Fairy Boy of Leith“.
Sembra avesse il potere di vedere e comunicare con le fate.

Era famoso perché  il giovedì sera di ogni settimana, a mezzanotte, se ne saliva sulla collina di Calton Hill.
Lì attraverso enormi cancelli, visibili solo a quelli con il dono di entrare in contatto con le fate, entrava nel loro magico mondo e partecipava alle loro feste

Si riteneva che a questi incontri il ragazzo suonasse il suo tamburo per allietare le fate che ballavano e banchettavano.

Calton Hill Edimburgo Leggende

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Credit to Bobini Stefano

Un giovedì sera il capitano George Burton, che si trovava a Leith ed era venuto a conoscenza delle voci che circolavano sul ragazzo, decise di trattenerlo impegnato  in conversazione.
Voleva impedirgli  di raggiungere la collina e fare in modo che arrivasse in tempo all’appuntamento settimanale con le fate.
Il ragazzo però riuscì ad allontanarsi e raggiungere Calton Hill in tempo.

Il giovedì successivo, Burton ed i suoi uomini ci riprovarono, riuscendo a tenerlo occupato fin quasi a mezzanotte.
Il Fairy Boy, riuscì comunque a scappare e, questa volta, Burton decise di seguirlo.
Ma poco prima di raggiungere la collina lo perse di vista.
Sentì solo un urlo agghiacciante, come se qualcuno avesse aggredito il ragazzo.
Da allora nessuno lo ha mai più visto.

Il ragazzo era arrivato tardi e le fate avevano deciso di di farlo scomparire nel nulla come punizione per non essere stato puntuale.
Ancora oggi si racconta che, se si cammina vicino a Calton Hill, il giovedì sera verso mezzanotte, è possibile sentire il suono di un tamburo proveniente dalla collina.

L’ultimo dipinto di David Allan

La nostra ultima storia è quella del pittore scozzese David Allan, morto nel 1796 e sepolto al cimitero di Calton, l’Old Calton Burial Ground, un altro posto intriso di mistero.

La storia racconta che David Allan, un giorno, a seguito di un attacco di epilessia andò in coma.
La moglie che lo credeva ormai morto,  lo fece seppellire in una tomba di questo cimitero.
Il fatto è che David non era affatto morto!

Dopo la sepoltura, infatti, alcuni iniziarono a notare che la sua lapide, al contrario di tutte le altre presenti nel cimitero, iniziava a logorarsi facendo apparire una strana macchia sul suo retro.

Leggende misteri Edimburgo David AllanSi decise quindi di dissotterare il corpo per controllare meglio la situazione.
Quello che si scoprì, ancor oggi fa venire la pelle d’oca.
La bara presentava al suo interno una moltitudine di graffi, e lo scheletro si trovava in una posizione diversa da quella in cui avevano posizionato il corpo.
Non vi erano dubbi, David Allan era stato sepolto vivo.

Nella lapide, invece, non vennero trovate tracce nè di muffa nè di altri elementi.
Grazie alla forma particolare della macchia, si cominciò a pensare che anche dopo la morte, il pittore non abbia smesso di dipingere.
Quella macchia non sarebbe altro che l’ultimo ritratto realizzato da David Allan: l’immagine del suo volto urlante che grida disperatamente in cerca di aiuto.


Le leggende, i misteri e i fantasmi di Edimburgo ci affascinano da sempre. Se conoscete altre storie, scriveteci e fatecele conoscere!

5 thoughts on “LEGGENDE, MISTERI E FANTASMI DELLA VECCHIA EDIMBURGO

  • 20 Maggio 2019 at 12:01
    Permalink

    L’unica volta che sono stata ad edimburgo mi sono persa il tour a caccia di fantasmi e mi chiedevo cosa ci fosse da vedere! Sono allibita da tutte le cose che hai scritto! La prossima volta lo devo assolutamente fare!!!

  • 22 Maggio 2019 at 9:17
    Permalink

    Ciao Cristina. Noi abbiamo fatto il tour dei fantasmi, che tra le altre cose è stata una delle esperienze che ai nostri bambini è piaciuta di più ad Edimburgo. Devi però sapere che abbiamo anche un amico scozzese appassionato di paranormale, ed è un vero esperto di queste storie e leggende.

  • 23 Maggio 2019 at 22:00
    Permalink

    Quante leggende! Ne conoscevo solo alcune e sicuramente quando andrò non mancherò di fare un tour per scoprire i misteri della città.

  • 24 Maggio 2019 at 8:31
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    Non sono stata ad Edimburgo ma mi piacciono le storie di fantasmi e quindi adesso mi hai proprio incuriosito. Questa cosa me la devo segnare per un futuro viaggio

  • 24 Maggio 2019 at 14:48
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    Molto interessante questo articolo sulle leggende, ma devo ammettere che quella del cannibale mi ha un po’ turbato.

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